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  • Il parco naturale di Rauccio

    A meno di due chilometri da Masseria Melcarne, in direzione mare, si estende uno dei più bei luoghi di tutta la Puglia: il parco naturale di Rauccio.

    Esso comprende un’area di circa 1600 ettari, protetta dal 2002. Propone al visitatore un’ampia gamma di paesaggi, flora e fauna, sentieri naturali e luoghi di osservazione degli animali che nidificano nelle sue acque. Nel parco naturale di Rauccio, ben 18 ettari di terreno sono occupati da una lecceta, testimonianza residuale della “foresta di Lecce”. Si tratta di un’area boschiva che nel medioevo si sviluppava in un’area compresa tra Lecce, la costa adriatica, Otranto e Brindisi. Passeggiare in questo bosco di querce è una sensazione assolutamente da provare. Qui non vi sono tracce di presenza umana, il silenzio la fa da padrone, solo il canto degli uccelli, persiste, accompagnando il viandante.

    Limitrofa alla lecceta, vi è una zona paludosa denominata specchia della Milogna (con questo nome si indica il tasso, un furtivo animale predatore che è molto difficile da riuscire ad incontrare) che copre una superficie di circa 90 ettari. Poi, vi sono due grandi bacini costieri, zone di macchia mediterranea, di gariga e, infine, un tratto di costa esteso circa quattro km.

    Da una tale vastità e varietà ambientale deriva una notevolissima ricchezza nella vegetazione. In particolare, nel fitto sottobosco della lecceta, crescono il lentisco, l’ilatro, l’alaterno, il mirto e il caprifoglio mediterraneo. Inoltre, tra le specie rare presenti nel parco sono da segnalare la presenza dell’orchidea palustre ed alcune specie floreali che sono altrove a rischio di estinzione.

    Altrettanto varia è la presenza faunistica. Negli acquitrini che si formano nelle radure del bosco, è possibile osservare anfibi, quali il tritone italiano, il rospo, la raganella e il tasso. Il parco è anche un sito di sosta per l’avifauna migratoria. Nella stagione primaverile vi si possono osservare upupe e tortore, mentre talvolta durante l’inverno, nel bacino dell’Idume è stata rilevata la presenza dei cigni!

    Alcuni capanni posti come punti di osservazione consentono di ammirare la fauna presente, ma è sempre consigliabile muoversi con estrema cautela e silenzio. Giungendo sul mare, si possono ammirare alcune delle dune più alte di questo tratto di costa, che si confondono con la loro dolcezza e il bianco colore, con l’immensità del vasto mare che si staglia davanti sino all’orizzonte…

  • Lu giurnu te la Merla, jeni e mangia “‘Nnanzi allu focalire”

    Era il tempo dei camini. I paesi del profondo sud si riconoscevano dai comignoli fumanti. La sera, tutti a casa, riuniti intorno al camino. I più piccoli mangiavano pane col pomodoro, i grandi invece, inzuppavano il pane nellu “cauteddhu”. E mentre la fiamma ondeggiava nel camino, alta e ampia, la nonna raccontava, ai figli e ai nipoti, la favola della merla:

    Durante un inverno mite di tanti secoli fa, una merla bianca, che doveva far nascere i suoi piccoli e gradiva un pò di freddo, se la prese con il mese di gennaio, deridendolo. Allora giove chiamò i venti più freddi e fece pure nevicare. La merla gradiva il freddo ma non fino a quel punto. Allora per far nascere meglio i suoi piccoli si mise accanto ad un camino fumante. Il fumo annerì a tal punto le piume dei merli che da allora sono nere come il carbone.

    Da allora gli ultimi tre giorni del mese sono i giorni più freddi dell’ anno: ”I giorni della merla

    Oggi si va avanti senza proverbi, ma noi vogliamo raccontarveli:

    alli giurni te la merla scelu,brina e nive porta sciannaru intra allu panaru” (nei giorni della merla gelo, brina e neve porta gennaio nel suo paniere)

    na coccia t’acqua te nive, alli giurni te la merla se face na piccula perla” (una goccia d’acqua gelata, nei giorni della merla, diventa una piccola perla)

    quannu pe’la merla nfrizzuli, minti nu crossu allu focalire” (quando nei giorni della merla muori per il freddo, accendi un grosso ceppo nel focolare)

    I camini, in molte case, sono spenti e la magia della tradizione è svanita come il fumo. Ma noi vogliamo riaccenderli e lo faremo con durante la cena evento del 31 gennaio, quando tutti i camini di Masseria Melcarne saranno accesi e animeranno una serata tutta dedicata ai piatti della cucina invernale salentina.

     

    VI ASPETTIAMO!

     

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    ○ MENÚ ADULTI

    Benvenuto della Merla

    “Cauteddhu” cu llu pane rrustutu e cu lla cazzateddha (Zuppa di pomodori de ‘mpisa, peperoncini e spunzali )

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    • Rattunera di carciofi (sformato di pane e carciofi)
    • Minestra di fogghie mische e carni a pignatu (Sprusciuni, cicureddhre, zanguni, rattariepuli, paparine….)
    • Funghi tutti pari cotti nel coccio
    • Muersi fritti a pignatu (piselli secchi, rape e pane fritto)
    • Cipolle  rrustute allu fuecu
    • Trianata (piatto tipico surbino) con baccalà
    • Alesandri (Erba spontanea) arrostiti

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    Maltagliati al cece nero con rape e cardoncelli

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    • “Lu Pignatu” di vitello
    • Spiedone di carni e ortaggi
    • Patate rrustute allu fuecu con olio extra vergine d’ oliva

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    • “Subbràtaula”
    • Ciambelline calde di patate dolci con crema all’ arancia
    • Fichi e mandorle pralinate con cioccolato fondente
    • Amari e Cordiali

    ○ MENÚ BAMBINI

    • Bruschetta e cazzateddha cu llu cauteddhu
    • Orecchiette al sugo
    • Spiedino di carni e ortaggi con patatine fritte
    • Bevande

     

    BEVANDE INCLUSE

    • Acqua minerale
    • Vino in bottiglia “Il Rosso” di Masseria Melcarne
    • Coca-Cola – Fanta

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    Pranzo Adulti € 30,00 – Pranzo Bambini € 15,00

    Info e prenotazioni 368/958324

  • Le nuove scoperte di Cerrate

    Immersa nel mare verde-argenteo degli olivi a nord di Lecce, fra le torri e le masserie fra Melcarne e Casalabate, Cerrate è uno dei luoghi simbolo del Salento.

    Un’antica e suggestiva abbazia, fondata alla fine del XII secolo da Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce. La leggenda vuole che in questo luogo il conte Normanno vide la Madonna, fra le corna di un cervo, da cui il nome (Cerrate o Cervate). Questo luogo fu molte cose. Anzitutto, un polo religioso e culturale, fino al Cinquecento, ma successivamente, trasformata in masseria, accentuò ancora di più le sue caratteristiche di centro di aggregazione e produzione agricola. Fino alla sua fine, coincisa con la devastazione portata dai pirati turchi, che la fece cadere in uno stato di abbandono che è proseguito fino al restauro del 1965. Narrano le fonti, del suo triste epilogo: “A 27 settembre 1711 di domenica la notte li Turchi scesero nella torre di Specchiulla ed arrivarono a Cerrate e saccheggiarono la Chiesa, portandosene tutti li paramenti, sfreggiando l’immagine della SS. Vergine e del Crocifisso e tutta la gente che stava in detta massaria e delle altre dove passarono ne trasportarono da circa 44 persone tra maschi e femmine”.

    tombe medievali cerrate

    Oggi, grazie al FAI, l’antica abbazia sta tornando al suo splendore originario. Gli archeologi stanno continuando il loro lavoro di scavo, e molti particolari stanno andando ad arricchire la storia di questo luogo straordinario. Alcune tombe medievali sono tornate alla luce, come pure le pareti originarie del complesso, le più antiche. Il reperto più interessante che è venuto fuori è uno stampo eucaristico, (cioè lo strumento con cui si preparava il pane per la comunione): risale al primissimo periodo dell’abbazia. Realizzato in pietra e scritto in greco, la traduzione di questo testo è al vaglio degli studiosi: l’uso di molte abbreviazioni richiede un pò più di tempo per giungere alla traduzione completa, ma è solo questione di tempo. Intanto, sempre grazie alla straordinaria opera del FAI, anche l’altare che un tempo era posizionato lungo la navata sinistra, come dimostrano le stampe ottocentesche, è tornato al suo luogo originario: ospita l’immagine della Madonna, allora come oggi, e nei secoli, venerata in modo speciale dalla gente del luogo!

    Cerrate Salento

    Abbazia Cerrate esterni

  • La ricetta de “li alessandri”

    Nelle campagne di Surbo, proprio dov’è situata Masseria Melcarne, cresce un’erba spontanea che gli abitanti della zona (e solo loro!) usano per le loro ricette antiche: si tratta de “li alessandri”.

    Si tratta di una verdura tipica della zona, dal sapore molto forte, concentrato, e molto profumata. Si possono preparare assieme alle “pittule”, ma anche arrostiti e mangiati con l’insalata. Li si usa anche per condire un semplice piatto di pasta. Ma il gusto migliore, indubbiamente lo si ottiene friggendoli. Arrotolandoli all’interno di una pastella fatta con uova, farina, sale, pepe e formaggio: esattamente come si friggono le “pittule”, li si avvolgono nell’impasto. Mangiati caldi hanno un gusto talmente deciso che sprigionerà come d’incanto nei vostri sensi tutta la ruvida bontà casereccia dei nostri nonni. Loro sì che, con la loro sapienza, riconoscevano e coglievano nelle campagne questi sapori oggi sconosciuti alla maggioranza!

  • La via del Carro

    Un paio di chilometri a nord di Masseria Melcarne, e parallelamente lungo tutta la costa che porta verso sud, corre ancora oggi un’affascinante strada carraia vecchia di quasi cinquecento anni. Le fonti storiche già ne parlano alla fine del Quattrocento, denominandola “via dello carro”, era l’antica autostrada del commercio salentino! Essa collegava Brindisi a Otranto, seguendo una direzione che manteneva in media 2-3 km di distanza dalla linea costiera, per evitare le zone paludose di cui era infestato quasi tutto il litorale.

    via del carro salento

    mappa-via-del-carroAd essa si collegavano tutte le numerosissime masserie, addensate sopratutto nella zona a nord di Lecce e subito dopo le Cesine, che erano le grandi macchine da produzione agricola che tenevano in piedi tutta la regione. Questa via era scavata dalle stesse ruote dei carri, che le fonti riportano costantemente in fila lungo la strada, da mattina a sera, per trasportare tutti i beni prodotti in zona: olio, vino, granaglie, varie produzioni agricole, ma anche i vari prodotti dell’artigianato che i contadini realizzavano in masseria. Si tratta di un’arteria di notevole importanza, che nei tratti in cui il terreno non presentava banco roccioso affiorante veniva saggiamente ricoperta da pietrame, con la stessa tecnica usata dai Romani, una perizia che in questa terra evidentemente non è stata mai dimenticata. Oppure, questo tracciato risale in parte, addirittura, proprio a quell’epoca. In effetti il percorso che segue era di notevole importanza anche duemila anni fa e non doveva essere molto dissimile dalla via “Traiano Calabra”, che univa Brindisi a Otranto.

    Oggi il percorso è in gran parte nascosto sotto la vegetazione, o coperto dall’asfalto della strada moderna che in alcuni punti le passa accanto. Ma ripercorrendo queste campagne non possiamo non sentire il richiamo dei nostri progenitori, che molto hanno lavorato fra queste zolle!

  • Lu scarcagnulu: una leggenda antica e una poesia

    Lauru, moniceddru, scazzamurieddru o scarcagnulu…noi salentini, a seconda delle zone di provenienza, lo conosciamo così.

    E’ la leggenda di una figura fantastica lontana nel tempo quella che vi stiamo per narrare, in grado di affascinare ancora oggi e che molti di voi già conosceranno da bambini, probabilmente grazie ai racconti dei nonni. C’è chi può addirittura giurare di averlo visto aggirarsi tra le stanze di Masseria Melcarne!

    Lo scarcagnulu (o scazzamurieddru), è un omino brutto e peloso che, sempre scalzo e con un cappellino in testa, si aggira di notte andando ad infastidire il sonno dei malcapitati sedendosi sulla loro pancia. Perchè lo fa? Ma per dispetto, naturalmente! E’ senz’altro un burlone visto che si diverte a far chiasso con le pentole in cucina, ad annodare le criniere dei cavalli e a rompere i vetri.

    I più esperti nella conoscenza di questa figura narrano che lo scarcagnulu saprebbe essere anche gentile, regalando monete d’oro a chi, per ingraziarselo, gli lascia in dono un paio di scarpe…

    Perchè vi raccontiamo tutto questo? Perchè qualche giorno fa, probabilmente avendo intuito la nostra passione per le tradizioni salentine, un gentile amico ha deciso di condividere la sua poesia dedicata allo scazzamurieddru con noi.

    E’ così ricca e intrisa dello spirito del nostro territorio che la condividiamo con piacere con tutti voi, certi che scoprirete molto più su questa figura leggendaria dai suoi versi che dalle nostre parole scritte sopra per introdurre l’argomento.

    Buona lettura!

    LU SCARCAGNULU

    Me presentu: suntu lu scarcagnulu

    Ci quannu sta durmiti ntra lu liettu

    E bu sentiti nu chiummu sullu piettu

    Comu sia ca purtati nu pesulu,

    Nu bu spacenziati, suntu ieu lu scarcagnulu

    Ncede ci me chiama scazzamurieddru e ci lauru,

    Ci uru, moniceddru o carcaluru,

    Ci bu scascia lu cofanu o l’ursulu,

    Ma suntu sempre ieu, lu scarcagnulu.

    La notte au speannu ntra le cammere de liettu

    E a ci me rreculu ni fazzu despiettu

    Certu alle fimmene ni li toccanu de cchiui,

    Percene ieu suntu masculu comu a bbui.

    ‘M posta prima le fazzu mmetrenire

    E poi tutta la notte le fazzu vvelire.

    O me stennu pe lluengu sullu piettu,

    O le ncatinu alli cestieddri de lu liettu.

    Scapiddrisciu sia quiddre beddre ca le brutte

    Pesciu de le masciare ntra le rutte,

    E quannu me rreculu ca sanu sciaccate

    Cangiu casa e le lassu squagghiate.

    Sta rediti? Ca puru ui masculi lassu mututi,

    E finu alla matina restati mminchialuti.

    E ci nu bu coddra cu sciati a fatia

    Cuntati alle mugghieri ca ede curpa mia!

    Prima cu llucisce au ntra le staddre

    E alli caddri e alle sciumente ni scaccu sulle spaddre

    Li fazzu mbizzarrire bueni – bueni

    Pesciu de quannu scattariscianu li trueni.

    A ci nni lleu la bià e ni dau la pagghia

    E lu ciucciu a ddesciunu lassu cu ragghia.

    Alle cude e alle crigne nni fazzu le fiette

    E lu trainieri alla matina me mina sajette.

    Ma preati cu nci suntu ntra casa sempre ieu

    Cussì la spurtuna la tegnu larga de ui e de lu fieu.

    Ci poi crediti ca ieu suntu sulu fantasia

    Ci nu osce crai, la casa oscia ddenta puru la mia.

    30/VI/2016 (F. Perrone)

     

  • “Le Cucchiare”: cooking class sulle tipicità pasquali

    Volete sapere com’è nato il programma della prima cooking class de “Le Cucchiare” di Masseria Melcarne?

    Sedute intorno ad un tavolo, io e Alessandra, eravamo alla ricerca di un’idea, un tema culinario attorno al quale sviluppare il primo appuntamento di un progetto che è nel nostro cuore da sempre, ma da qualche mese ha assunto sembianze più concrete.

    le cucchiare cooking classRagionavamo sul da farsi, su quali fossero le vere basi della cucina salentina ma, come in ogni chiacchierata tra amiche che si rispetti, abbiamo iniziato a divagare, perdendoci nei racconti che rimandano ad un’infanzia tenera e spensierata.

    Abbiamo ripensato alle nostre nonne che decoravano l’agnellino pasquale, mentre noi, piccole e inesperte, ronzavamo attorno al tavolo da lavoro, rubacchiando qualche dolce ingrediente qua e là e osservando le loro abili mani al lavoro mentre, fuori, la natura ricominciava a sprigionare i suoi profumi caratteristici.

    Ci siamo ritrovate in questi ricordi di bambine e abbiamo deciso immediatamente che era proprio alla Pasqua, ormai imminente, che avremmo dedicato la prima cooking class del “Le Cucchiare” di Masseria Melcarne.

    Immersi nell’atmosfera rustica e suggestiva di questo luogo antico, cucineremo insieme alcuni dei piatti tipici del Salento in questo periodo dell’anno per scoprire le tecniche di preparazione, svelarvi qualche segreto e (perchè no?) divertirci durante un’intera mattinata.

    Appuntamento dunque a giovedì, 13 aprile, a partite dalle ore 09.30 (sino alle 13.30 circa)

    Di seguito, vi segnaliamo il programma della ma, per ogni informazione, siamo a vostra disposizione al numero 320/6653320 oppure 338/2342527 (international calls)

    Preparazione e degustazione dei piatti tipici della tradizione pasquale

    • Polpette di rape e caciocavallo
    • Tortello di grano “Senatore Capelli” alle erbe spontanee con pesto delicato all’olio extravergine d’oliva
    • Vellutata di finocchi con carciofi stufati alla menta
    • Agnellino di pasta di mandorla (non poteva cerca mancare!)

     Vini

    • Negroamaro  – Cantine Cantele
    • Le Passanti (passito) – Cantine Cantele

    A metà mattina è prevista una pausa con degustazione di prodotti della Masseria Melcarne:

    • Olio extra vergine d’oliva con filone cotto al forno di pietra
    • Patè d’olive “Cellina” con friselline di grano
    • La Rustica” di pomodori secchi e capperi, con frisellina di orzo
    • Vino “Il Rosato” di Masseria Melcarne

    A tutti i partecipanti verrà omaggiato un kit di cucchiare e parannanza “Le Cucchiare” di Masseria Melcarne

    contatti cooking class

  • Raccolta e degustazione delle Erbe Spontanee Salentine

    Valorizzazione della terra e del suo antico sapere e il ritorno all’autenticità delle origini. Con L’Associazione Salento Sapori e Dintorni abbiamo ben pensato di andar per campi con chi volesse seguirci! Andremo alla ricerca di alcune delle nostre preziose Salento Sapori e dintorniErbe Spontanee Salentine; con l’aiuto di esperti e riconoscitori saranno identificate e raccolte quelle specie che sono state protagoniste delle tavole dei nostri avi e che oggi, per svariati motivi, abbiamo dimenticato.

    Ritornati dal campo Masseria Melcarne ci farà riscoprire sapori unici e salutari di un tempo. Sarà una giornata ricca di tante conoscenze e curiosità, apprezzando ancor di più ciò che la Natura ci dona!

    Ecco il programma in dettaglio:

    Il percorso avrà inizio sabato 12 Marzo alle ore 11.00 con il ritrovo in Masseria; si andrà alla ricerca e raccolta delle specie spontanee e a seguire pranzo degustativo con ricette tipiche salentine a base di erbe spontanee, cereali, legumi e altro.

    Vi aspettiamo!!!

    DEGUSTAZIONE  “ERBE SPONTANEE”

    Frittini: salvia e borragine in tempura – pittule con erbe spontanee

    Sfizierie da degustazione:

    • Minestra con cardunceddhu ( cardi selvatici )
    • Pampasciuni scattati con vin cotto
    • Muersi fritti (piselli a pignata – rape e pane fritto)
    • Crostino con dadolata di pomodorini e primo sale con rucola selvatica
    • Pitta di patate con cicorie selvatiche
    • Zuppa di grano e farro con funghi ed erbette spontanee
    • Polpette vegetali di ricotta e ortiche al sugo
    • Frittata con asparagi selvatici
    • Crostata con marmellata d’arancia masseria melcarne decorata con fiori di campo (calendula, borragine e pratoline)
    • Liquore al mirto
    • Bevande: acqua minerale e vino della casa

    N.b.: alcune varieta’ di erbe spontanee potrebbero essere sostituite secondo la reperibilita’ delle stesse il giorno della preparazione.

    Costo di partecipazione € 18.00/persona  

    Possibilta’ di menu’ bambini non vegetariano:

    • Frittino con pittule e crocchette di patate
    • Orecchiette al sugo con polpettine
    • Oppure: cotoletta di pollo con patatine fritte
    • Dolce (crostata o torta caprese)
    • Acqua minerale e Coca-Cola o Fanta

     Costo a bambino € 10.00

     

    Per info e prenotazioni

    Fabiola 346.7037268

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  • La leggenda di Maria Manca

    A circa 5 km da Masseria Melcarne, nella città di Squinzano, si erge il suggestivo Santuario dell’Annunziata. Un luogo ricco di arte, storia e spiritualità, che affonda le sue radici ad una vicenda legata a Maria Manca, una giovane squinzanese vissuta durante il 1600.

    Era una giovanissima e bellissima sposa, che però perdette l’amato marito molto presto, e subito un uomo di Soleto, Lupo Crisostomo, cercò in tutti i modi di convincerla a sposare lui. Lei invece aveva giurato fedeltà a Dio per il resto della sua vita, e l’uomo, vedendo che infatti non c’era verso di convincerla, si rivolse ad un “macaro” del suo paese, specialista in sortilegi e magia nera.

    Le preparò un pasto particolare, che con un trucco l’uomo le fece mangiare. Da allora, Maria cadde con lui in un vortice di indicibile lussuria. Maria era inspiegabilmente piegata alla volontà di Lupo, ma di giorno in giorno la sua bellezza sfioriva, il suo corpo si ricopriva di marcescenza, sembrava afflitta di malattie incurabili che le arrecavano ogni sorta di terribili dolori.

    Lupo Crisostomo si accorse che era colpa sua, si pentì, e corse da quel “macaro” per pregarlo di sciogliere l’incantesimo, ma ormai non era più possibile: nessuna mano umana poteva più farlo! La povera donna si rassegnò alla sua triste fine, ma dopo qualche anno in questa tristissima condizione, un giorno, mentre era a raccogliere olive le apparve una giovanetta, con un garofano in mano. Le disse: “Porta questo fiore a mio figlio, a Galatone”. Ma lei non capiì cosa volesse dire. Finché si rese conto che in quegli anni a Galatone si stavano verificando incredibili miracoli presso l’icona di un Cristo alla colonna tornato alla luce dopo tanto tempo.

    Vi andò, Gli portò il garofano, e guarì.

    Maria visse fino a 97 anni, dedicandosi ad ogni sorta di bene, costruì il Santuario dedicato all’Annunziata, ed anche un’altra chiesetta rurale, posta sulla strada verso Torchiarolo, dedicata a Santa Elisabetta. Morì in aria di santità, dopo aver vissuto un’umile vita nella sua stanzetta all’interno del Santuario, dove pure fu sepolta.

    Si narra che anche San Giuseppe da Copertino passò da questo Santuario e vi celebrò una Messa.

    santuario dell'Annunziata

    Santuario dell’Annunziata

    stanza di maria manca

    Stanza di Maria Manca

    santuario, interno

    Santuario, interno

    santuario, tomba di maria manca

    Santuario, tomba di Maria Manca

    cappella dell'Apparizione

    Cappella dell’Apparizione

    maria manca e la Madonna

    Maria Manca e la Madonna

    olivo dell'Apparizione

    Olivo dell’Apparizione

    chiesa santa elisabetta

    Chiesa Santa Elisabetta

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  • La torre del Moretto

    A circa 6 km da Masseria Melcarne, appena fuori Squinzano, seguendo alcuni bellissimi viottoli nelle campagne, incontriamo uno dei pochi elementi rimasti di un insediamento medievale ancora in piedi, nel Salento: la torre del Moretto, un edificio assai originale, che ha pochi confronti in questa zona.

    Faceva parte del casale medievale di Afra, uno dei tanti insediamenti che popolavano questo territorio, da qui fino alla fondamentale Abbazia di Cerrate…
    Casali di cui poco è rimasto, ma che per secoli furono il motore della vita economica di questo territorio, ed in genere del Salento intero.

    Un sentiero acciottolato si inoltra tra i filari degli olivi, in un’amena e silenziosa campagna, colma di alberi secolari, che dimostrano appunto l’antica presenza di contadini. La luce del sole che si approssima al tramonto risalta il colore delle sue antiche pietre. Non è molto alta, ma assai massiccia, e conserva alcuni particolari architettonici molto pregevoli.

    Pochissime finestrelle, un buco nella parete frutto di un cedimento, ed un grosso focolare. Tutto l’ambiente è voltato con una grande volta a botte.

    Come detto, sono molti i toponimi di casali medievali nel Salento, ma di pochi è rimasto qualcosa in piedi. I soli esempi che si possono riportare sono sempre strutture fortificate, il nucleo attorno al quale fiorivano questi agglomerati.

    Una visita nel bosco di olivi secolari che nascondono alla vista di tutti questa torre suggestiva, non può che meravigliare l’occhio ed il cuore di qualsiasi appassionato di storia di questo angolo inimitabile di terra salentina.

    torre del moretto

    torre del moretto particolare

    torre del moretto fronte

    torre del moretto lato

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