A meno di due chilometri da Masseria Melcarne, in direzione mare, si estende uno dei più bei luoghi di tutta la Puglia: il parco naturale di Rauccio.
Esso comprende un’area di circa 1600 ettari, protetta dal 2002. Propone al visitatore un’ampia gamma di paesaggi, flora e fauna, sentieri naturali e luoghi di osservazione degli animali che nidificano nelle sue acque. Nel parco naturale di Rauccio, ben 18 ettari di terreno sono occupati da una lecceta, testimonianza residuale della “foresta di Lecce”. Si tratta di un’area boschiva che nel medioevo si sviluppava in un’area compresa tra Lecce, la costa adriatica, Otranto e Brindisi. Spesso minacciata da incendi forestali. Passeggiare in questo bosco di querce è una sensazione assolutamente da provare. Qui non vi sono tracce di presenza umana, il silenzio la fa da padrone, solo il canto degli uccelli, persiste, accompagnando il viandante.
Limitrofa alla lecceta, vi è una zona paludosa denominata specchia della Milogna (con questo nome si indica il tasso, un furtivo animale predatore che è molto difficile da riuscire ad incontrare) che copre una superficie di circa 90 ettari. Poi, vi sono due grandi bacini costieri, zone di macchia mediterranea, di gariga e, infine, un tratto di costa esteso circa quattro km.
Da una tale vastità e varietà ambientale deriva una notevolissima ricchezza nella vegetazione. In particolare, nel fitto sottobosco della lecceta, crescono il lentisco, l’ilatro, l’alaterno, il mirto e il caprifoglio mediterraneo. Inoltre, tra le specie rare presenti nel parco sono da segnalare la presenza dell’orchidea palustre ed alcune specie floreali che sono altrove a rischio di estinzione.
Altrettanto varia è la presenza faunistica. Negli acquitrini che si formano nelle radure del bosco, è possibile osservare anfibi, quali il tritone italiano, il rospo, la raganella e il tasso. Il parco è anche un sito di sosta per l’avifauna migratoria. Nella stagione primaverile vi si possono osservare upupe e tortore, mentre talvolta durante l’inverno, nel bacino dell’Idume è stata rilevata la presenza dei cigni!
Alcuni capanni posti come punti di osservazione consentono di ammirare la fauna presente, ma è sempre consigliabile muoversi con estrema cautela e silenzio. Giungendo sul mare, si possono ammirare alcune delle dune più alte di questo tratto di costa, che si confondono con la loro dolcezza e il bianco colore, con l’immensità del vasto mare che si staglia davanti sino all’orizzonte…

















Ad essa si collegavano tutte le numerosissime masserie, addensate sopratutto nella zona a nord di Lecce e subito dopo le Cesine, che erano le grandi macchine da produzione agricola che tenevano in piedi tutta la regione. Questa via era scavata dalle stesse ruote dei carri, che le fonti riportano costantemente in fila lungo la strada, da mattina a sera, per trasportare tutti i beni prodotti in zona: olio, vino, granaglie, varie produzioni agricole, ma anche i vari prodotti dell’artigianato che i contadini realizzavano in masseria. Si tratta di un’arteria di notevole importanza, che nei tratti in cui il terreno non presentava banco roccioso affiorante veniva saggiamente ricoperta da pietrame, con la stessa tecnica usata dai Romani, una perizia che in questa terra evidentemente non è stata mai dimenticata. Oppure, questo tracciato risale in parte, addirittura, proprio a quell’epoca. In effetti il percorso che segue era di notevole importanza anche duemila anni fa e non doveva essere molto dissimile dalla via “Traiano Calabra”, che univa Brindisi a Otranto.
Ragionavamo sul da farsi, su quali fossero le vere basi della cucina salentina ma, come in ogni chiacchierata tra amiche che si rispetti, abbiamo iniziato a divagare, perdendoci nei racconti che rimandano ad un’infanzia tenera e spensierata.
Erbe Spontanee Salentine; con l’aiuto di esperti e riconoscitori saranno identificate e raccolte quelle specie che sono state protagoniste delle tavole dei nostri avi e che oggi, per svariati motivi, abbiamo dimenticato.

























